Noi di Maremma l'arte del teatro comico in vernacolo maremmano
Il personaggio storico della maremma...Argia!!

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Come anticipato, la figura della donna nella vecchia maremma era molto importante, in quanto sapeva fare come l'uomo se non di più. Purtroppo la storia di questa terra è dipinta in una cornice di miseria e malaria dovuta dalla palude in cui riversava. La donna era quella che sapeva cucinare, allevare le numerose famiglie; con un fazzoletto legato in testa chiamato "Pezzola" sopravviveva con la sua famiglia.
Luciana ispirandosi a sua madre, e a sua nonna, ha voluto far rivivere, o meglio far conoscere un personaggio che, nonostante non abbia ricevuto educazione scolastica ha insegnato molte cose fondamentali della vita.
Il raccontare la donna maremmana in lato storico, sarebbe stata vista con occhi di tristezza, allora come poter far conoscerla? Dopo molte ricerche storiche e sui racconti, fece nascere un personaggio comico, che, all’inizio non aveva sempre lo stesso nome, comunque il primo (proprio per iniziare bene) fu: “Finimola”, la quale come lo stesso dice, veniva dato all’ultima figlia (in caso di maschio: “Ultimo”). Poi divenne “Beppa” per poi passare ad altri nomi sempre tipicamente maremmani, sino ad arrivare a quello definitivo, ovvero “Argia”. Argia è la donna pettegola di lingua tagliente con l’aureola in testa, è la donna timorosa dell’uomo ma i pantaloni in casa li porta lei (portare i pantaloni in maremma significa “chi comanda”), disponibile con gli altri…..quando c’è da prendere! Una volpe con il vestito da pecora; ma alla fine buona come il pane anche se porta un vestito da strega. Conoscerla è il passato che torna presente, la quale cerca di vivere in una vita dove: i valori dell’anima sono andati perduti. Da sottolineare i copioni e il vestiario, sono tutti tratti e riportanti la vera cultura maremmana riportata sui libri di scuola, per questo Luciana è stata invitata molte volte nelle scuole, chiese, circoli e manifestazioni popolari, a diffondere e raccontare la nostra cultura. Ed infine per ultimo, non per importanza, la sua tecnica di recitazione, tramandata poi anche al gruppo, è a “braccio”, ovvero scrivendo solo la storia, interpretandola sul filo dell’improvvisazione.
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