Noi di Maremma l'arte del teatro comico in vernacolo maremmano

Benvenuti nel mondo della compagnia Noi di Maremma
Salve a tutti benvenuti nel sito della compagnia teatrale "Noi di Maremma".
Proveniamo e viviamo a Grosseto e da quasi 30 anni portiamo sulle scene il "Vernacolo Maremmano", ovvero il modo, il parlare e il vestire dei nostri nonni, cercando di far convivere le antiche tradizioni della maremma nella frenetica e tecnologica vita dei giorni attuali, naturalmente in chiave comica.
Per rendere ancora più tradizionale il nostro teatro recitiamo gli spettacoli "a braccio" come si dice in gergo. Quindi eseguiamo le nostre opere senza un preciso copione, ma seguendo un canovaccio e recitando a soggetto come nell’antica Commedia dell’Arte. Questo rende così possibile ogni rappresentazione unica, espressa in un linguaggio comprensibile in tutta Italia.
Il nostro personaggio più conosciuto nella maremma, e non solo, è "Argia". Una tipica donna della vecchia maremma, la quale, come si dice: "è lei che porta i pantaloni in casa!!", interpretata dalla bravissima Luciana Tosti, che, visto il successo di questo personaggio, decise nel 1978 di dargli ancora più vita fondando la compagnia .
Questo fatto fece sì che nel tempo il progetto "Noi di Maremma" portasse, non solo a far ridere il pubblico, ma anche a far conoscere culturalmente le tradizioni popolari di questa terra, sino ad arrivare ad essere riconosciuta dal comune di Grosseto come:"associazione culturale".
Tutt' oggi come nel '78 Luciana e il suo gruppo diffonde, tramite ricerche storiche raccontate in commedie e spettacoli, la cultura Maremmana.
Morbello VergariIl libro di Morbello Vergari...

La gente era costretta a lavorare le terre meno fertili e più pietrose, ma, quando l’uomo si mette a lavorare con passione fa delle cose che sembrano fatte dagli dei, sembrano miracoli che gli agricoltori toscani hanno sempre fatto sapendo trasformare in giardini terre molte volte ingrate e disagevoli. Fino ai giorni nostri abbiamo potuto vedere, nei territori dove esisteva un po’ di piccola proprietà, molte zone impervie e per natura pietrose, raggiungibili solo a piedi o con l’asino, grande paziente amico dei poveri; queste terre sono state da secoli trasformate in vigne, in uliveti, con alberi da frutto di tutte le qualità possibili per il fabbisogno familiare dei proprietari.
Si partiva per il campo prima dell’alba  e si tornava a casa la sera, dopo suonata l’ave Maria. L’isolamento di questi posti è finito soltanto dopo la seconda guerra mondiale quando sono sorte nuove vie di comunicazione.” .........continua

Quando lo sport diventa solidarietà e spettacolo
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